14/01/16

Realismo, naturalismo, verismo; Giovanni Verga

Il Realismo letterario

Il nuovo pensiero scientifico e filosofico ebbe immediati riflessi sulla letteratura del tempo, anche se non bisogna dimenticare che una tendenza realistica era già presente nel Romanticismo: ne sono un esempio Manzoni, Dickens, Stendhal, Balzac, ritenuto infatti il precursore del Realismo vero e proprio della seconda metà dell’Ottocento; la differenza tra il Realismo romantico e quello positivistico consiste nel fatto che il primo fu illuminato da una concezione religiosa e idealistica della vita, mentre il secondo fu materialistico e scientifico.
In precedenza la letteratura aveva avuto come protagonista l’uomo, ritenuto un essere privilegiato, dotato di spirito, autocoscienza e libero arbitrio, dominatore della natura e della storia. Con l’avvento del Realismo, invece, l’uomo viene considerato una creatura come le altre, sottoposta agli stessi condizionamenti, come dice Hyppolite Taine (1828-1893), dell’ereditarietà (la race), dell’ambiente (il milieu), del momento storico (il moment).
La letteratura che lo rappresenta deve quindi essere realistica, abbandonando il suggestivo, il sentimentale, il fantastico e attenendosi al positivo, al reale, all’oggettivo.
Rispettando tale concezione la poetica del Realismo si fonda su due principi fondamentali:
  1. il reale-positivo come oggetto;
  2. l’impersonalità dell’opera d’arte.