02/05/17

Italo Calvino


Per Calvino bisogna parlare di un narratore di scritture diversissime, tra il genere realistico, quello fantastico e lo sperimentale; egli è inoltre stato  un formidabile saggista e intellettuale attento agli avvenimenti mondiali, che intervenne spesso sui giornali, insieme a Pasolini.









Il narratore realistico: Il sentiero dei nidi di ragno
Il sentiero dei nidi di ragno è il primo romanzo di Italo Calvino, scritto nel 1947, cioè quando l’autore aveva 24 anni e già collaborava con la casa editrice Einaudi occupandosi dell’ufficio stampa e della pubblicità. E' un romanzo di impianto neorealista (la corrente che dominò il dopoguerra, tra letteratura e cinema), ma l’approccio dell’autore alla Storia è del tutto nuovo: il punto di vista della narrazione è quello d’un bambino, una volontaria regressione che permette di raccontare la guerra partigiana da una lontananza notevole e senza strumenti etici definiti.

Pin ha circa dieci anni, ha perso i genitori, vive con la sorella che fa la prostituta, lavora presso la bottega di un calzolaio mentre il padrone è in prigione e desidera piacere ai grandi, al punto da fare una scommessa che gli costerà cara: per vincere, ruba la pistola all’amante della sorella, la favolosa P38 e la nasconde nel suo luogo segreto, il sentiero dei nidi di ragno che è per lui un rifugio e una “palestra” di crudeltà. Qui vige la legge della natura selvatica e incontaminata, qui il bambino replica ciò che vede fare ai grandi, applica il diritto del più forte massacrando rane, ragni e grilli. La bravata della pistola conduce Pin in prigione, e poi, in  seguito all’evasione con il partigiano Lupo Rosso, nel cuore della Resistenza, sulle montagne liguri.
Un romanzo antiretorico e aspro. Calvino adotta una lingua dimessa eppure esatta e oggettiva, e descrive anche gli aspetti violenti della Resistenza.  Il romanzo di Calvino ha  un una posizione eccentrica rispetto all'affermarsi del Neorealismo in quegli anni.
I personaggi ritratti sono umili; c'è un solo intellettuale, il quale si incarica un po' di sintetizzare l'intera morale della faccenda; si tratta del commissario di brigata Kim, un giovane un po' medico e un po' filosofo.
Egli comprende, con la forza dialettica del proprio pensiero, che dentro la Resistenza ci sono tante anime, ma anche un denominatore comune, una motivazione fortissima: la speranza, per tutti, di un riscatto.  




 Il narratore fantastico: Il cavaliere inesistente  

Pubblicato nel 1959, Il cavaliere inesistente, che fa parte della trilogia I nostri Antenati, ci conferma la vena favolistica di Calvino.Il romanzo narra le vicende di Agilulfo, paladino di Carlomagno, che se ne va in giro, insonne, in una lucida armatura bianca, incline alle azioni perfette e alla nobiltà d'animo, pronto a raddrizzare torti, tutto spirito e razionalità, ma con un difetto: non esiste, o meglio la sua consistenza non è altro che la sua armatura vuota.
Innamorata di Agilulfo è  Bradamante, ammirata dello spirito di perfezione del cavaliere e stanca della carnale pesantezza degli altri uomini.
Altri personaggi significativi del racconto sono: lo scudiero del cavaliere, Gurdulù, che gli è complementare, vale a dire è tutto corpo, carnalità e natura, senza un briciolo di coscienza; Rambaldo, un giovane ardente, animato da smania di battaglie e di amori, che vuole vendicare il padre ucciso dagli infedeli; Torrismondo, alla ricerca delle proprie origini
L'intreccio è svelato dalla monaca Suor Teodora, che scrive dall'interno di un convento, la quale si rivelerà poi essere, nel finale, nientemeno che Bradamante e ha come sfondo la guerra fra i cristiani e i mori.
Dietro la piacevolezza avventurosa e nello stesso tempo comica del racconto, sotto l'apparente divertimento  dell'autore, affiora l'angosciosa raffigurazione dell'uomo moderno, la sua impossibilità di essere autentico, l'identità incerta e vacillante di ognuno di noi, la fuga nella nevrosi, nella maschera del proprio ruolo sociale, o  peggio ancora, nell'incoscienza.

Una semplicità soltanto apparente, quella di Calvino, un sorriso che disvela la triste condizione dell'uomo contemporaneo, l'universale fuga da se stessi, l'insensato dibattersi delle nostre vite ("Non c'è senso in nulla", disse Torrismondo).

Il racconto è accompagnato dalle intelligenti annotazioni sulla scrittura, i suoi moventi e le sue difficoltà, compiute dalla voce narrante,  Suor Teodora, che produce così un sottotesto sul ruolo dello scrittore, sull’esercizio narrativo, sulle potenzialità dello scrivere e sui rapporti tra scrittura e vita.
Il linguaggio utilizzato da Calvino è un italiano "medio", arricchito da vocaboli provenienti dai linguaggi settoriali relativi a diverse discipline (la gastronomia, le armature antiche, ecc.).

Video da Cult Book sul cavaliere inesistente:
http://www.youtube.com/watch?v=QhInPTESfE8


LA FUNZIONE ARIOSTO
Il cavaliere inesistente (1959)
Il castello dei destini incrociati (1969)
Orlando furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino (1970)
Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società (1980)
Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio (1988)

Esiste una funzione Ariosto in Calvino: la si può enucleare in questi punti
  1. il personaggio  non è mai approfondito ma relazionale, è il vario movimento delle energie vitali che sta a cuore ad entrambi gli autori
  2. c’è sempre una distanza- per vedere bene la terra bisogna distanziarsi, vedi il Barone Rampante
  3. quelli che sopravvivono sono gli adattabili
  
Dal "Cavaliere..."
Settimo capitolo “delle partenze”. a partire dal quarto cap la narrazione è tematizzata, la narratrice smascherata. Nel 74 calvino definisce Ariosto “geometrico”.  il cavaliere inesistente è un romanzo sul “come realizzarsi esseri umani”. La seconda metà del romanzo (di 12 capp) usa più scopertamente le categorie narratologiche del Furioso. i due piani della narrazione e del racconto si fondono alla fine (la novella è un cavallo – Lezioni americane) come se si fondessero letteratura e realtà. 
__________________________________
Il Calvino sperimentatore:
 Le città invisibili 1972
 A QUESTO LINK L'INTERO LIBRO:
http://isites.harvard.edu/fs/docs/icb.topic1008030.files/citta_calvino.pdf


_____________________________________________________________


Se una notte d'inverno un viaggiatore 1979

(Clicca sul titolo e avrai il romanzo completo in pdf)

 Ciò che interessa a Calvino non è un racconto particolare, ma il potere narrativo di ogni racconto, l’autorità che emana dal nocciolo antropologico di ogni racconto: per questo aderisce all'OULIPO  che crede ed applica il potere combinatorio delle parole, la macchina narrativa.

Il Calvino saggista:

Nel saggio  "La sfida al labirinto" (1962), l’autore afferma che ciò che si deve pretendere dalla letteratura è «un’immagine cosmica». 
A partire dal labirinto dove l’uomo è stato gettato a causa della proliferazione dei saperi, ciò che la letteratura può fare «è definire l’atteggiamento migliore per trovare la via d’uscita,anche se questa via d’uscita non sarà altro che il passaggio da un labirinto all’altro». Se non si può uscire da questo labirinto di saperi che è diventato il mondo contemporaneo, l’uomo ha almeno il dovere, per Calvino, di disegnare una mappa «la più dettagliata possibile» della sua prigione.

L'IDEA DEL LIMITE IN ITALO CALVINO (K PILS)

Lezioni americane  
Italo calvino, Lezioni americane, "Esattezza" , Mondadori 1993, p.66


Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l'espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze....La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l'espandersi della peste del linguaggio....
Vorrei aggiungere che non è soltanto il linguaggio che mi sembra colpito da questa peste. Anche le immagini, per esempio. Viviamo sotto una pioggia ininterrotta d'immagini; i più potenti media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d'imporsi all'attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d'immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d'estraneità e di disagio. Ma forse l'inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. la peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio nè fine. Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d'opporre l'unica difesa che riesco a concepire: un'idea della letteratura."

Lezioni americane: qui quella integrale sulla leggerezza 
e qui quella sulla molteplicità

Una analisi ricca e profonda di tutta l'opera di Calvino in Il cristallo e la fiamma 

PDF su Palomar

Calvino: 10 frammenti per riscoprirlo

Nessun commento: