09/05/17

Il Paradiso

La terza cantica della Commedia racconta la parte conclusiva del viaggio di Dante nel regno degli angeli e beati. Esso è il regno della luce, simbolo della beatitudine e della spiritualità ma anche della gloria e della potenza di Dio.  Nell’ultimo canto il protagonista raggiunge il fine ultimo della sua impresa, ottenendo di poter contemplare la luce divina.
Il viaggio di Dante nell’aldilà si svolge nella settimana santa del 1300, tra il mezzogiorno della domenica di Pasqua e il mezzogiorno del Lunedì dell’Angelo.

02/05/17

Italo Calvino


Per Calvino bisogna parlare di un narratore di scritture diversissime, tra il genere realistico, quello fantastico e lo sperimentale; egli è inoltre stato  un formidabile saggista e intellettuale attento agli avvenimenti mondiali, che intervenne spesso sui giornali, insieme a Pasolini.





26/04/17

Eugenio Montale


(Montale anziano a tavola con l'attore Carmelo Bene)




24/04/17

Giovanni Pascoli


                                                                           
                                    
UN ARTICOLO SUL SOLE 24ORE SOTTOLINEA LA MODERNITA' DEL POETA 

23/04/17

L'età del DECADENTISMO

L'Età del Decadentismo

Le componenti culturali  del Decadentismo  vanno individuate nel "superomismo" di Nietzsche, nell' "intuizionismo" di Bergson e nella scoperta dell'inconscio di Freud.

21/02/17

Giacomo Leopardi




(la scheda informativa del film con riflessioni nella pagina a parte)
www.leopardi.it : sito dedicato all'autore, con tutte le opere

20/02/17

Luigi Pirandello



     Io penso che la vita è una molto triste buffoneria,
poiché abbiamo in noi,
senza sapere né come né perché né da chi
la necessità di ingannare di continuo noi stessi
con la spontanea creazione di una realtà
(una per ciascuno e non mai la stessa per tutti)
la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria.


     Chi ha capito il gioco non riesce più a ingannarsi;

ma chi non riesce più a ingannarsi
non può più prendere né gusto né piacere alla vita.
Così è.
Luigi Pirandello

(Dalla lettera autobiografica inviata a Filippo Sùrico,
direttore del periodico romano Le Lettere
e pubblicata sul nel numero del 15 ottobre 1924.)

Biografia e opere                       

http://www.pirandelloweb.com/

22/01/17

Italo SVEVO



Saggio: La "conoscenza" di Svevo? 
(prefazione a La Coscienza di Zeno editore Barbera, di Magda Indiveri)

Dedicato a Zeno...
“È cosa evidente e osservata tuttogiorno, che gli uomini di maggior talento sono i piú difficili a risolversi tanto al credere quanto all’operare; i piú incerti, i piú barcollanti e temporeggianti, i piú tormentati da quell’eccessiva pena dell’irresoluzione; i piú inclinati e soliti a lasciar le cose come stanno; i piú tardi, restii, difficili a mutar nulla del presente, malgrado l’utilità o necessità conosciuta. E quanto è maggiore l’abito di riflettere e la profondità dell’indole, tanto è maggiore la difficoltà e l’angustia di risolvere”.  
(G. Leopardi, Zibaldone,  Recanati 1821)


13/12/16

IL NEOREALISMO

Non è facile dare una definizione di Neorealismo, dal momento che non si tratta tanto di un movimento culturale o di una corrente letteraria dal manifesto poetico ben definito quanto di una tendenza e di un "clima" complessivo della cultura e della narrativa italiana degli anni ‘40-’50.

22/11/16

Matilde Serao





Matilde Serao coincide con il ritratto della città, il ritratto segreto e commosso, trepidante e acceso, vibrante e straziato di una città che esprime la sua grandezza non già attraverso l'opulenza ed il sorriso, ma con la miseria ed il pianto” 


Matilde Serao nacque nel 1856 a Patrasso da padre napoletano e da madre greca. Alla caduta del Regno borbonico, la famiglia si trasferì a Napoli, dove Matilde nel 1874 conseguì il diploma di maestra presso l’istituto Pimentel Fonseca di Piazza del Gesù. Si impiegò quindi come ausiliaria ai Telegrafi di Stato, mentre nel tempo libero iniziò a coltivare interesse per la letteratura ed il giornalismo. L’esordio come scrittrice avvenne nel Giornale di Napoli, dapprima con articoli d’appendice, poi con novelle in cui si firmava con lo pseudonimo di Tuffolina .

21/11/16

NATURALISMO, VERISMO, VERGA


Introduzione al Naturalismo

Gli scrittori veristi italiani nell’elaborare le loro teorie letterarie  e nello scrivere le loro opere, prendono le mosse, sia pur con sensibili divergenze, dal Naturalismo che si afferma in Francia negli anni Settanta dell'ottocento. .
     La parola “Naturalismo” compare per la prima volta in un saggio del 1858 del critico positivista Hippolyte Taine (1828-1893). D’altra parte lo stesso Taine nel 1865 darà un contributo alla teoria del romanzo e allo studio dei temperamenti umani mostrando che gli  individui sono sempre determinati da tre fattori: le leggi della razza  e dell’eredità, l’ambiente sociale, il momento storico (in francese: race, milieu, moment).

15/11/16

Carlo Emilio Gadda 2)

(a cura del dott, Francesco Bortolotto)

CARLO EMILIO GADDA (1883- 1973)

14/11/16

Carlo Emilio Gadda 1)


Carlo Emilio Gadda nasce il 14 novembre 1893 a Milano, in via Manzoni 5. Nel 1912, conseguita la licenza liceale a pieni voti, si iscrive all'Istituto Tecnico Superiore di Milano - Sezione Ingegneri (poi Politecnico). Il 1° giugno 1915, chiamato alle armi, è assegnato al 1° Reggimento Granatieri. Trasferito al 5° Reggimento Alpini, al fronte, il 25 ottobre 1917 viene fatto prigioniero durante la ritirata di Caporetto: trascorre la prigionia a Rastatt (Baden) e nel campo di Celle (Hannover).

20/10/16

Alessandro Manzoni e il romanticismo italiano

Appunti su Illuminismo e Romanticismo
Gennaro Tedesco - 18-01-2014
Se l'Illuminismo sembra essere un tipico movimento intellettuale progressista, non dobbiamo credere che il Romanticismo sia necessariamente il contrario.
L'illuminismo nasce e si sviluppa per opera di intellettuali europei della fine del ' 700 in funzione del riconoscimento oggettivo, politico dello status di classe generale ed egemone della borghesia europea.
La genericità dello slogan rivoluzionario caratteristico della Rivoluzione francese , libertà, uguaglianza e fraternità, non è a caso. Questi tre valori così generici e vaghi servono ad aggregare il consenso intorno ad una borghesia che, altrimenti, farebbe fatica ad ottenerlo.
Una volta che, però, la spinta ideologica e rivoluzionaria della borghesia francese si è esaurita, ad esempio l'Italia e la Germania, o meglio, gli intellettuali borghesi di questi due Paesi, scoprono si di aver contribuito all'affermazione della borghesia , ma di quella francese. Di qui, nei confronti dell'Illuminismo, più che una delusione, una revisione di certi atteggiamenti critici ed ideologici che passa attraverso un ventaglio di posizioni diversificate: il Romanticismo.
Se in Francia per parecchi intellettuali borghesi (Chateaubriand o in Savoia De Maistre) il nuovo ricompattamento intorno al Romanticismo significa il ritorno all'Ancien Règime, alla tradizione legittimistica cattolica e l'accettazione quasi entusiastica della Restaurazione metternichiana, in Germania, ma soprattutto in Italia, il Romanticismo assume dimensioni e sviluppi del tutto diversi e progressivi.

In Italia il Romanticismo diviene un correttivo dell'Illuminismo.
I valori antifeudali ed antiaristocratici, utilitaristici, della Rivoluzione francese non vengono perduti, anzi rafforzati dalla scoperta romantica del popolo nella sua dimensione originaria e nazionale. Ed è proprio il clima della Restaurazione metternichiana che rende sempre attuali in Italia quei valori eversivi della Rivoluzione francese corretti da un ritrovato spirito nazionale e quindi antiaustriaco della nostra intellettualità borghese. Nell'Italia della Restaurazione lo spirito rivoluzionario borghese della Rivoluzione francese diviene patrimonio del movimento nazionale borghese antiaustriaco.
La borghesia italiana comincia ad acquisire i tratti di una vera e propria borghesia proprio nel momento in cui rivendica la propria identità nazionale contro l'Austria nel periodo della Restaurazione metternichiana .
Un passo decisivo verso la ricerca di uno status ricapitolativo della situazione della borghesia italiana nel periodo del Romanticismo è dato dai " Promessi Sposi " di A. Manzoni. Nel romanzo storico di Manzoni troviamo i tratti distintivi dell'Illuminismo e del Romanticismo italiano: ricerca di un nuovo "rivoluzionario " linguaggio che sfocia nell'introduzione della lingua dell'uso contro l'accademismo linguistico, conseguente individuazione di un nuovo pubblico in senso lato borghese , formazione di un'opinione pubblica italiana che nella coincidenza della novità linguistica con i contenuti storico-nazionali (rifiuto istintivo dell'occupazione spagnola dell'Italia del '600, protagonismo sociale dei così detti " umili ", realismo) più facilmente e per la prima volta trova se stessa.


Hayez, ritratto di A. Manzoni con tabacchiera

19/10/16

Epica e romanzo - il romanzo moderno (ANNO 2016 2017)

Decadenza del genere epico / ascesa del romanzo = decadenza dell'aristocrazia / ascesa della borghesia
1.Ascesa della borghesia
  • Il romanzo moderno accompagna e al contempo riflette l’ascesa e l’affermazione della classe borghese dopo la Rivoluzione francese in ambito politico (crollo dell’ancien regime), economico (seconda rivoluzione industriale e nascita del capitalismo) e culturale (affermazione di una precisa gerarchia di valori legata all’utilitarismo e al materialismo borghese); semplificando, possiamo affermare che la borghesia soppianta l’aristocrazia, il mondo borghese con i suoi valori si afferma sul decadente mondo aristocratico che aveva dominato l’Europa sin da Carlo Magno (IX secolo).
2.Il tramonto del genere epico
  • Questa evoluzione ha il suo corrispettivo in ambito letterario: più si sviluppava e si affermava il romanzo e più tendeva a rarefarsi la produzione di poemi epici, un genere rimasto centrale e importante almeno fino al XVIII secolo. L’epos rappresentava sempre più un genere distante, portatore di valori ormai in declino e appartenenti a quell’aristocrazia di ascendenza medievale che aveva dominato in Europa fino alla rivoluzione francese; il romanzo, ben più dell’epos, in quanto genere nuovo, non vincolato da regole formali precise e libero dall’osservanza dei modelli classici del passato, si prestava a dar voce alle istanze e alla nuova visione del mondo della classe borghese in ascesa.
Perché il romanzodiventa il genere privilegiato per raccontare la realtà?
  • Il romanzo, come abbiamo visto, nasce ai margini del sistema letterario ufficiale che privilegiò sempre la poesia (in particolare nel 1500/1600 il genere epico e della poesia pastorale, come risulta evidente anche dalla biblioteca di Don Chisciotte) a discapito, per esempio, del romanzo cavalleresco e picaresco (che pure conobbero una straordinaria diffusione, ma sempre al di fuori del sistema letterario ufficiale, come dimostra peraltro la difficoltà di rintracciarne gli autori, il plagio continuo, il mancato riconoscimento dell'authorship, tutti elementi che caratterizzano, come abbiamo visto, la serie di romanzi cortesi-cavallereschi presenti nella biblioteca di Don Chisciotte).
  • Nel 1700 il romanzo diventa invece la forma letteraria dominante perché:
  • A)è un duttile strumento per rappresentare gli aspetti molteplici della società e insieme per analizzare sentimenti e passioni degli individui;
  • B)consente all'autore di esporre la sua concezione del mondo (es. in  R.Crusoe la fiducia incrollabile nel progresso e nella capacità dell'uomo di plasmare e dominare il mondo della natura), a volte con interventi diretti di commento (come avviene spesso nei romanzi di Defoe) oppure mediante la stessa strategia narrativa e quindi con una finzione di oggettività (es. la convinzione per cui l'uomo, grazie alle sue capacità tecniche e all'intelligenza, può sopravvivere anche in un ambiente ostile e renderlo familiare e civile, traspare ogni volta che Robinson costruisce qualcosa, utilizzando i materiali che ha disposizione, quelli della nave e quelli che gli offre la natura incontaminata dell'isola).
  • C)è una forma di narrazione estremamente duttile anche dal punto di vista strutturale, libera, in un certo senso, dalle regole formali imposte al genere della poesia (chi scrive un poema epico deve attenersi a una serie di precetti stilistico-formali invariati dai tempi di Omero e Virgilio: narrazione impersonale in terza persona, personaggi di un certo tenore, linguaggio aulico-solenne ecc.): si scrivono infatti romanzi in prima o in terza persona, in forma epistolare o di racconto autobiografico, di tono patetico-sentilmentale (come la Pamela di S. Richardson) o invece ironico, parodico (come il Tristam Shandy di L. Sterne).
  • D)Consente di comunicare insegnamenti (come avviene spesso in Moll Flanders) o puro divertimento.

Perché il romanzo moderno nasce in Inghilterra?

Perché il romanzo moderno nasce in Inghilterra?
  • Non a caso il romanzo nasce e conosce i suoi primi significativi sviluppi nella progredita Inghilterra del Settecento che stava sperimentando profondi cambiamenti sociali e culturali a seguito della crescente industrializzazione: qui la borghesia esercitò sempre più un ruolo dominante non sul piano della produzione, sul piano economico, ma anche culturale e sociale.
  • Il motore della crescente industrializzazione del paese è la classe borghese che soppianta, almeno dal punto di vista economico, l’antico potere aristocratico (che mantiene tuttavia la sua centralità sul piano politico); è naturale dunque che il romanzo si sviluppi proprio nella nazione in cui la classe borghese è più avanzata.
  • A questo si aggiunge la presenza di un pubblico intellettualmente molto partecipe e attivo grazie all’alto tasso di alfabetizzazione: gran parte della popolazione, donne comprese, legge i giornali e acquista libri. Le donne in particolare sono avide lettrici ed è proprio al pubblico femminile che sono destinati i primi romanzi prodotti in questo periodo (anche Robinson Crusoe).
DAL SITO DEL LICEO MEDI DI SENIGALLIA-

01/04/16

Tempo di tesine.....

Qualche dritta pratica per fare una tesina- ovvero il percorso di approfondimento personale da presentare all'esame di maturità - convincente, corretta, avvincente nei confronti dei commissari e soddisfacente per chi la costruisce. Nessun lavoro è inutile se si fa seriamente, sarà una competenza acquisita per l'università!

28/03/16

Gabriele D'Annunzio

Di lui ha scritto Alberto Arbasino, che è il 
“Cadavere in Cantina fra i più ingombranti di tutte le letterature, di tutti i paesi” 


D'Annunzio e Mussolini  (articolo del feb 2013, Un Vate per tutti e per nessuno)

Interventismo di D'Annunzio (discorso sullo scoglio di Quarto dei Mille il 5 maggio1915). Aveva 52 anni ma partecipò alla guerra con imprese clamorose (la beffa di Buccari, il volo su Vienna) e lanciò l'impresa della conquista della città di  Fiume dal sett al dic 1919.  __________________________________________________________________


LE CITTA' TERRIBILI, da MAIA (grande progetto delle
Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi , composto di tre libri Maia, Elettra e Alcyone)

10/02/16

Anna Maria Ortese


Scrittrice che per la continua invenzione e per l'aperto sperimentalismo delle forme narrative risulta assai poco riportabile ai canoni consolidati, Anna Maria Ortese ha condotto un'esistenza alquanto ritrosa e solitaria, cui hanno contribuito sia una vita in pratica senza radici e segnata dal dolore, anzitutto per i numerosi lutti familiari (che segnano in profondità anche la sua opera), sia un atteggiamento fortemente critico verso il mondo culturale e intellettuale del suo tempo. 

08/02/16

Matilde Serao



Matilde Serao coincide con il ritratto della città, il ritratto segreto e commosso, trepidante e acceso, vibrante e straziato di una città che esprime la sua grandezza non già attraverso l'opulenza ed il sorriso, ma con la miseria ed il pianto” 


Matilde Serao nacque nel 1856 a Patrasso da padre napoletano e da madre greca. Alla caduta del Regno borbonico, la famiglia si trasferì a Napoli, dove Matilde nel 1874 conseguì il diploma di maestra presso l’istituto Pimentel Fonseca di Piazza del Gesù. Si impiegò quindi come ausiliaria ai Telegrafi di Stato, mentre nel tempo libero iniziò a coltivare interesse per la letteratura ed il giornalismo. L’esordio come scrittrice avvenne nel Giornale di Napoli, dapprima con articoli d’appendice, poi con novelle in cui si firmava con lo pseudonimo di Tuffolina .

14/01/16

Realismo, naturalismo, verismo; Giovanni Verga

Il Realismo letterario

Il nuovo pensiero scientifico e filosofico ebbe immediati riflessi sulla letteratura del tempo, anche se non bisogna dimenticare che una tendenza realistica era già presente nel Romanticismo: ne sono un esempio Manzoni, Dickens, Stendhal, Balzac, ritenuto infatti il precursore del Realismo vero e proprio della seconda metà dell’Ottocento; la differenza tra il Realismo romantico e quello positivistico consiste nel fatto che il primo fu illuminato da una concezione religiosa e idealistica della vita, mentre il secondo fu materialistico e scientifico.
In precedenza la letteratura aveva avuto come protagonista l’uomo, ritenuto un essere privilegiato, dotato di spirito, autocoscienza e libero arbitrio, dominatore della natura e della storia. Con l’avvento del Realismo, invece, l’uomo viene considerato una creatura come le altre, sottoposta agli stessi condizionamenti, come dice Hyppolite Taine (1828-1893), dell’ereditarietà (la race), dell’ambiente (il milieu), del momento storico (il moment).
La letteratura che lo rappresenta deve quindi essere realistica, abbandonando il suggestivo, il sentimentale, il fantastico e attenendosi al positivo, al reale, all’oggettivo.
Rispettando tale concezione la poetica del Realismo si fonda su due principi fondamentali:
  1. il reale-positivo come oggetto;
  2. l’impersonalità dell’opera d’arte.

21/09/14

Alla sera, un sonetto esemplare

QUI analisi retorica molto precisa:
http://www.fareletteratura.it/2012/01/20/analisi-del-testo-alla-sera-di-ugo-foscolo/
_____________________________________________________________________________
Tra i sonetti del Foscolo, il sonetto Alla sera ha un’importanza fondamentale non solo per i sonetti ma anche per tutta l’opera di Ugo Foscolo. Infatti il sonetto Alla sera si pone come superamento delle Ultime lettere di Jacopo Ortis e come anticipazione dei Sepolcri.
                                        Alla Sera 
Foscolo, Alla Sera, sonettiForse perché della fatal quïete
Tu sei l'imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all'universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
                                       che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
                                      questo reo tempo, e van con lui le torme

                                     Delle cure onde meco egli si strugge;
                                     e mentre io guardo la tua pace, dorme
                                    Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge. 


19/09/14

Appunti su Illuminismo e Romanticismo


Gennaro Tedesco - 18-01-2014
Se l'Illuminismo sembra essere un tipico movimento intellettuale progressista, non dobbiamo credere che il Romanticismo sia necessariamente il contrario.
L'illuminismo nasce e si sviluppa per opera di intellettuali europei della fine del ' 700 in funzione del riconoscimento oggettivo, politico dello status di classe generale ed egemone della borghesia europea.
La genericità dello slogan rivoluzionario caratteristico della Rivoluzione francese , libertà, uguaglianza e fraternità, non è a caso. Questi tre valori così generici e vaghi servono ad aggregare il consenso intorno ad una borghesia che, altrimenti, farebbe fatica ad ottenerlo.
Una volta che, però, la spinta ideologica e rivoluzionaria della borghesia francese si è esaurita, ad esempio l'Italia e la Germania, o meglio, gli intellettuali borghesi di questi due Paesi, scoprono si di aver contribuito all'affermazione della borghesia , ma di quella francese. Di qui, nei confronti dell'Illuminismo, più che una delusione, una revisione di certi atteggiamenti critici ed ideologici che passa attraverso un ventaglio di posizioni diversificate: il Romanticismo.
Se in Francia per parecchi intellettuali borghesi (Chateaubriand o in Savoia De Maistre) il nuovo ricompattamento intorno al Romanticismo significa il ritorno all'Ancien Règime, alla tradizione legittimistica cattolica e l'accettazione quasi entusiastica della Restaurazione metternichiana, in Germania, ma soprattutto in Italia, il Romanticismo assume dimensioni e sviluppi del tutto diversi e progressivi.

In Italia il Romanticismo diviene un correttivo dell'Illuminismo.
I valori antifeudali ed antiaristocratici, utilitaristici, della Rivoluzione francese non vengono perduti, anzi rafforzati dalla scoperta romantica del popolo nella sua dimensione originaria e nazionale. Ed è proprio il clima della Restaurazione metternichiana che rende sempre attuali in Italia quei valori eversivi della Rivoluzione francese corretti da un ritrovato spirito nazionale e quindi antiaustriaco della nostra intellettualità borghese. Nell'Italia della Restaurazione lo spirito rivoluzionario borghese della Rivoluzione francese diviene patrimonio del movimento nazionale borghese antiaustriaco.
La borghesia italiana comincia ad acquisire i tratti di una vera e propria borghesia proprio nel momento in cui rivendica la propria identità nazionale contro l'Austria nel periodo della Restaurazione metternichiana .
Un passo decisivo verso la ricerca di uno status ricapitolativo della situazione della borghesia italiana nel periodo del Romanticismo è dato dai " Promessi Sposi " di A. Manzoni. Nel romanzo storico di Manzoni troviamo i tratti distintivi dell'Illuminismo e del Romanticismo italiano: ricerca di un nuovo "rivoluzionario " linguaggio che sfocia nell'introduzione della lingua dell'uso contro l'accademismo linguistico, conseguente individuazione di un nuovo pubblico in senso lato borghese , formazione di un'opinione pubblica italiana che nella coincidenza della novità linguistica con i contenuti storico-nazionali (rifiuto istintivo dell'occupazione spagnola dell'Italia del '600, protagonismo sociale dei così detti " umili ", realismo) più facilmente e per la prima volta trova se stessa.

LINEA DEL TEMPO TRA OTTO E NOVECENTO

ANNO SCOLASTICO 2014 2015



(TRATTO DA http://www.valsesiascuole.it/crosior/)

23/04/14

Gli eredi di Leopardi


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Un’eredità difficile:voci del Novecento a confronto con  Giacomo  Leopardi sui falsi miti dell’uomo
 (Liceo Fermi)

Che Giacomo Leopardi sia stato considerato fin dall’Ottocento uno dei capisaldi per la costruzione dell’identità nazionale italiana è fuori discussione: il poeta filosofo è stato incluso in tutti i canoni di letteratura italiana elaborati sin d’allora, così come spesso ha trovato posto – certo meno di quanto meriterebbe – nella storia del pensiero. Come Foscolo e Manzoni, il suo spessore filosofico è profondo, la sua lingua poetica giunge a vette non dimenticabili, l’acume spesso aspro della sua prosa è ancora capace di snudare con veemenza le molte mistificazioni della vita umana.

Non solo tutti i suoi temi sono molto moderni e parlano con vigore anche alle generazioni attuali, ma, soprattutto, ha colto alle origini dell’età moderna elementi il cui sviluppo s’intende pienamente solo nel secondo Ottocento e soprattutto nel Novecento.

È questo il cammino che abbiamo scelto, con la 5 L-C, di seguire per la nostra ricerca, chiedendoci chi fossero, nel difficile XX secolo, gli “eredi” di quel suo pensiero scomodo, di quella sua lucidità senza ritorni, di quella sua capacità di guardare a fondo il presente e i “costumi degli Italiani” con l’acume di un antropologo e di coglierne i limiti, l’effimero e le contraddizioni, di demistificare i falsi miti o i luoghi comuni del progresso e della felicità collettiva.

Siamo generati nel mondo per la morte, dice Leopardi con parole che paiono anticipare Heidegger: assumiamocene la consapevolezza, assumiamocene la responsabilità. Non vendiamo illusioni facili.

Dopo l’entusiasmo positivista, il Novecento apre un pensiero della crisi che, nella letteratura italiana, si esprime in  alcune figure emblematiche: Luigi Pirandello, durissimo critico della civiltà delle macchine, della società che ci costringe a maschere; Italo Svevo, la cui visione apocalittica è forse quella che di più, fra tutte, nega una qualsiasi possibilità di riscatto; Eugenio Montale, che dalla speranza in un “varco”, in una possibilità di salvezza offerta dalla civiltà contro la barbarie totalitaria (tra le Occasioni e la Bufera e altro) approda ad uno sguardo sarcastico e desolato su un mondo moderno massificato e informe nelle rime di Satura; lo stesso sguardo che spinge Pier Paolo Pasolini a scagliarsi con accanita indignazione contro l’omologazione culturale che, dopo gli States, invade l’Europa e l’Italia del boom.

Ma il lascito di Leopardi non è solo lo svelamento della crisi: il suo messaggio di resistenza fiera parla con la voce di Elio Vittorini, che dalle pagine magistrali del “Politecnico” incita a non arrendersi, a cercare una cultura non consolatoria ma combattiva, capace di agire nel mondo; una sorta di neoumanesimo che permea anche le pagine critiche di Italo Calvino, che studia quali forze e risorse, interiori e collettive, opporre al disfacimento del mondo contemporaneo, all’inferno in cui rischiamo di naufragare, al labirinto cui lanciamo una sfida.

Ecco gli “eredi” di Leopardi: coloro che, tra gli altri, hanno raccolto la sua parola tesa a costruire un’identità italiana non nel senso retorico o più ovvio del termine, bensì come costruzione di una coscienza critica fondata su una cultura profonda e condivisa, su una società “stretta” capace di elaborarla e di porla a fondamento di valori autentici, su una consapevolezza che la condizione umana impone la presa d’atto dell’infelicità e quindi il gesto, eroico, di accettare e opporre valori e solidarietà. In una parola, quella dignità umana di cui il grande recanatese denunciava con parole ora accorate ora graffianti la mancanza desolata nel nostro paese. Rossella D’Alfonso (docente di Lettere Liceo Fermi)

19/01/14

Dante Paradiso



GIUSEPPE LEDDA, DANTE E LA METAMORFOSI

Andrea Cortellessa: L'impossibilità della parola nel Paradiso (video di circa 14 min)


La terza cantica della Commedia racconta la parte conclusiva del viaggio di Dante nel regno degli angeli e beati. Esso è il regno della luce, simbolo della beatitudine e della spiritualità ma anche della gloria e della potenza di Dio.  Nell’ultimo canto il protagonista raggiunge il fine ultimo della sua impresa, ottenendo di poter contemplare la luce divina.
Il viaggio di Dante nell’aldilà si svolge nella settimana santa del 1300, tra il mezzogiorno della domenica di Pasqua e il mezzogiorno del Lunedì dell’Angelo.

19/09/13

Romanticismo: Le affinità elettive

2013/2014 
______________________

Goethe, Le affinità elettive 


"Una storia d’amore chimica, crudele e magica. Il cristallo e il caos. Il romanzo
più enigmatico e trasparente che sia mai stato scritto. Un libro che fronteggia la morte. Quando un poeta, uno scrittore, un drammaturgo, uno scienziato, un pensatore e un veggente si fondono in una persona sola può avvenire un miracolo simile. E poi c’è Ottilia: il piano inclinato della perfezione, la regina dell’acqua, la mangusta".  – (Antonio Moresco)


SINTESI E BREVE COMMENTO ( da nilalienum)

Riflessioni di Alessandra Tugnoli  (da Bibliomanie)


07/04/13

Luigi Pirandello




Biografia e opere                       

30/01/13

Scapigliatura


LA SCAPIGLIATURA

La SCAPIGLIATURA
Sorse in Italia dopo il 1860 e terminò, grosso modo, nel 1875. Comprese, in senso stretto, un gruppo di poeti e scrittori milanesi o viventi a Milano (Emilio Praga, Arrigo Boito, Iginio Tarchetti, Giovanni Camerana, Carlo Dossi), cui più tardi sono stati accostati alcuni prosatori piemontesi (Giovanni Faldella, Enrico Calandra) e ai quali si possono aggiungere i romanzi giovanili di Verga e alcune liriche di Carducci. Il termine "scapigliatura" venne usato per la prima volta in un romanzo di Cletto Arrighi, come traduzione del francese "boheme"; come fenomeno letterario fu essenzialmente espressione di anarchismo borghese: gli scapigliati erano difatti intellettuali che non accettavano le strutture borghesi, nelle quali vedevano la negazione dei loro ideali di arte e dei valori in cui credevano. Fu, tuttavia, una presa di posizione sterile, in quanto essi non seppero proporre soluzioni.

06/01/13

Anna Maria Ortese - Corpo celeste


( Anna Maria Ortese, Corpo Celeste, Adelphi 1997)
Col nome di corpi celesti venivano indicati, nei testi scolastici di anni lontanissimi, tutti que­gli oggetti che riempiono lo spazio intorno alla Terra. E anche il nome oggetto, riferendo­si a quello spazio, allora incontaminato, pu­rissimo, si colorava pallidamente di azzurro. Noi — che sfogliavamo quei testi e ammirava­mo quelle carte della volta celeste — eravamo invece sulla Terra, che non era un corpo cele­ste, ma era data come una palla scura, terro­sa, niente affatto aerea. Perciò, durante tut­ta una vita, poteva accadere che, guardando di sera, nella luce tranquilla della campagna, quel vasto spazio sopra di noi, pensassimo va­gamente: « Oh, potessimo anche noi trovarci las­sù!». Le leggende e i testi scolastici parlava­no di quello spazio azzurro e di quei corpi celesti quasi come di un sovramondo. Agli abitanti della Terra essi aprivano tacitamente le grandi mappe dei sogni, svegliavano un confuso senso di colpevolezza. Mai avremmo conosciuto da vicino un corpo celeste! Non era­vamo degni!, pensava l'anonimo studente. In­vece, su un corpo celeste, su unoggetto azzurro collocato nello spazio, proveniente da lonta­no, o immobile in quel punto (cosi sembrava) da epoche immemorabili, vivevamo an­che noi: corpo celeste, o oggetto del sovra­mondo,era anche la Terra, una volta sollevato delicatamente quel cartellino col nome di pianeta Terra. Eravamo quel sovramondo.

06/10/12

ROVINE


Da un saggio (qui ridotto) di E. Mazzoleni:

"C'è un quadro di Klee che s'intitola 'Angelus Novus'. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta. " (W. Benjamin, Tesi di filosofia della storia)


22/09/12

QUINTA 2012 2013

BENVENUTI!

31/03/12

Munchen

Alte Pinakoteck, sala di Rubens


Al museo della Scienza

Dachau

23/12/11

Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli

PDF del libro intero! CLICCA QUI



La scoperta del problema meridionale non solo come episodio di una condizione arcaica, intollerabile nella nostra società, ma anche come teatro di una straordinaria civiltà contadina.
Carlo Levi
Cristo si è fermato a Eboli

Carlo Levi nasce a Torino il 29 novembre 1902, abbandonata la professione di medico e si dedica con successo alla pittura e alla letteratura. Per avere svolto attività antifascista nelle file di Giustizia e Libertà, nel 1935 è confinato in Lucania, prima a Grassano, poi a Gagliano, dove rimane per un anno. 
                                  Continua qui: http://www.letteratour.it/letin/K02leviC01.htm

Il meridionalismo dell'etnologo Ernesto De Martino
Se il Meridione d'Italia costituiva da tempo un problema nella coscienza di storici, economisti, sociologi, nessuno aveva fin allora affrontato nella sua autonomia il problema della "cultura" contadina del Sud, vista come complessa e specifica concezione del mondo e collocata sul fondo di una società storicamente determinata. Lì de Martino sentì l'urgenza di colmare questo vuoto. 
Oltre che dall'esperienza della militanza politica, egli fu indotto a questa scelta anche dalla convergenza di alcuni altri fattori o eventi: in particolare l'uscita del Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi nel 1945 e il conseguente incontro con Levi; l'incontro con Rocco Scotellaro, poeta-contadino lucano, e infine l'uscita dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci nel 1948. 
Scoperta - anche attraverso Levi e Scotellaro - la drammatica umanità di quel mondo subalterno, il de Martino si avviò al suo compito di analisi e interpretazione, valendosi degli strumenti offertigli dalla sua consapevolezza di storico, dalle tecniche della ricerca etnologica .
Le origini, il significato, il persistere di credenze e pratiche magico-religiose arcaiche tra i ceti rurali del Sud sono infatti studiati dal de Martino nel contesto di una storia sociale che ne costituisce la base determinante. Cosi, con una serie di missioni etnografiche dai primi anni '50, egli raccolse una quantità di documenti relativi a manifestazioni magico-religiose e ne studiò le origini storiche, i rapporti con le condizioni storiche e sociali attraverso i secoli, i motivi impliciti che ne giustificavano il persistere. Tutti i fenomeni posti al centro della sua indagine avevano in effetti origini arcaiche, precristiane, da un antico fondo di civiltà agrarie, ed erano stati a lungo oggetto di polemiche, di repressioni, di interventi adattivi da parte della Chiesa ufficiale. Oggetto della sua investigazione particolarmente furono: il complesso mitico-rituale della fascinazione in Lucania (Sud e magia, Milano 1959); le persistenze del pianto funebre in Lucania (Morte e pianto rituale nel mondo antico, Torino 1958); il tarantismo del Salento (La terra del rimorso, Milano 1961). 

18/10/11

ULTIMI CANTI DEL PURGATORIO

Sintesi e commento del trentaduesimo canto del Purgatorio della Divina Commedia di Dante Alighieri



Canto XXXII
Le figure femminili che simboleggiano le sette virtù invitano Dante a distogliere il suo sguardo da Beatrice per volgerlo alla processione, la quale, in questo momento, riprende a muoversi in direzione opposta rispetto a quella prima seguita; finché tutti i suoi membri si fermano intorno a un albero altissimo e spoglio di fronde. Dopo che il grifone vi ha legato il suo carro, la pianta rinasce a nuova vita, coprendosi di fiori e di foglie. Il canto dolcissimo innalzato dai personaggi del corteo provoca in Dante una specie di tramortimento, e, quando si risveglia, Matelda gli indica Beatrice che siede sotto l'albero circondata dalle sette virtù, mentre i ventiquattro seniori, il grifone e gli altri componenti del corteo risalgono al cielo. 
La seconda parte del canto è occupata dalla rappresentazione delle vicende del carro della Chiesa attraverso successive allegorie. Dante ricorda - con la figura dell'aquila - le persecuzioni portate contro i primi cristiani e con l'immagine della volpe il diffondersi delle eresie; in un secondo tempo l'aquila - simbolo dell'Impero - ritorna e lascia sul carro una parte delle sue penne, per indicare il potere temporale di cui fu investita la Chiesa dopo la donazione territoriale fatta dall'imperatore Costantino a papa Silvestro. Poi un drago, che rappresenta Satana, esce improvvisamente dalla terra e, dopo aver colpito con la coda maligna il carro, si allontana pieno di soddisfazione. L'immagine della Chiesa si trasforma infine in una figura mostruosa, dotata di sette teste e dieci corna: su di lei siede una sfrontata meretrice, a fianco della quale compare un gigante, che flagella ferocemente la donna subito dopo che questa ha volto il suo sguardo verso Dante.
Il canto termina mostrando il gigante che stacca dall'albero il carro della Chiesa per trascinarlo nella selva.
Introduzione critica
Il discorso esegetico intorno al canto XXXII potrebbe allargarsi indefinitamente, perché esso si trova di fronte, ancora una volta, al problema dei rapporti fra allegoria e storia - entrambe presenti in modo preponderante in questo canto - e a quello della loro trasformazione in termini poetici. La vastità e la complessità di una simile indagine possono, tuttavia, spiegare i risultati diversi, per non dire opposti, ai quali é pervenuta la critica. É evidente, infatti, che la sola analisi estetica, di ascendenza romantica, non possa trovare che brevi momenti di « poeticità », considerando il resto del canto una confusa e macchinosa costruzione. D'altra parte risponde ad un saggio criterio di lettura evitare una eccessiva storicizzazione del carro XXXII, giudicandolo solo una manifestazione dell'ansia di rinnovamento - in campo ecclesiastico e politico - assai diffusa ai tempi di Dante o, peggio, confinandolo al rango di una delle tante pagine visionarie delle quali il Medioevo si é mostrato fecondo. Quanto si compie nell'alta selva vota ripropone l'atmosfera gravida di tensione della selva oscura del I canto dell'Inferno, perché vi riecheggia lo stesso stimolo ad una azione vigorosa contro il peccato, lo stesso senso di attesa di fatti futuri destinati a sconvolgere il corso degli eventi, le stesse immagini di male (alla lupa che di tutte brame sembiava carca nella sua magrezza e molte genti fe' già viver grame si contrappone la volpe che «si avventa» e che d'ogni pasto buon parea digiuna), ma soprattutto perché vi si ribadisce la missione profetica dal Poeta assunta in pro del mondo che mal vive fin dalle prime battute della Commedia. "Dante non fu il primo a presentare la sua interpretazione come autentica, essendo l'appello all'autorità divina il modo naturale e normale nella civiltà medievale come ai tempi della profezia ebraica, di esprimere forti convinzioni politiche. Certo, pochissimi fra i predecessori di Dante si erano spinti fino a pretendere che una rivelazione speciale era stata loro largita, e mai prima di lui una tale pretesa era stata manifestata con altrettanta unità enciclopedica di visione e con altrettanta forza d'espressione poetica." (Auerbach)  
La trama del canto XXXII, non può non richiamare tutta la letteratura allegorica, profetica, apocalittica che fu propria del Medioevo e che trovò la sua espressione più famosa negli scritti di Gioacchino da Fiore, soprattutto nel momento in cui, di fronte alla dilagante corruzione morale della Chiesa, al venir meno di ogni ordine civile e alla mancanza di una salda guida politica, da ogni parte si invocava un rinnovamento dei costumi ecclesiastici e una rinascita del potere imperiale. Dante, dalla ricchissima simbologia del suo tempo, che investiva non solo la letteratura ortodossa e riformatrice, ma anche le figurazioni artistiche, ha scelto forse gli archetipi più rappresentativi, dai quali deriva il "carattere, oltre che drammatico, anche spiccatamente « visivo » e descrittivo di questa poesia, con cui si accorda l'idea e l'efficacia figurale, pittorica e plastica della parola, quella disposizione a fissare immagini, linee e colori, in movimento, che in questo canto XXXII s'intensifica in virtù animatrice, in vicenda di drammaticità allucinante, in rapida magia di azioni sceniche" (Grana).

11/02/11

Gabriele D'Annunzio























Commento a "La pioggia nel pineto" di Paolo Gibellini nella sua introduzione ad ALCYONE, Einaudi:


"Una pioggia estiva sorprende il poeta e la donna che ha nome Ermione sul limitare d’una pineta non lontana da Marina di Pisa. Il suono della pioggia, prima rada poi fitta, varia di timbro secondo la densità del fogliame ch’essa percuote; alla voce della pioggia risponde il frinire delle cicale, che scema fino a spegnersi vinto dal croscio della pioggia crescente, sostituito da un lontano gracidio di rane. È questo il tema sonoro della lirica, valicante nell’invenzione della fantasia e del desiderio metamorfico la più prodigiosa mimesi del dato reale. La pineta percossa dalla pioggia è avvertita come un’orchestra arborea di strumenti diversi (tamerici, pini, mirti, ginestre, ginepri), ciascuno dotato d’una sua voce, cui s’accosta quella delle cicale, insieme corale sinfonia su cui si leva, nel crescendo della voce della pioggia e nel diminuendo della voce delle ciacel, l’a solo della rana. […] Ma al tema sonoro è intrecciato quello sensitivo, connesso all’arsura estiva, preludio implicito della lirica, in quanto destante il desiderio della pioggia, donde poi la gioia del refrigerio. Ed è il refrigerio della pioggia, comune alle piante e al poeta che con la sua compagna erra in ascolto per la pineta, ad assimilare alle creature vegetali gli umani, che della metamorfosi silvana avvertono l’ebbrezza: agli occhi del poeta, Ermione, fatta virente (v. 100), pare erompere, novella amadriade, d’una corteccia, e anch’egli si sente della medesima sostanza della pineta. L’isolato Taci incipitario, che impone un silenzio raccolto e una tensione uditiva (Ascolta, v. 8 e passim), segna già l’inizio di un’insolita vibrazione entro le creature umane che sentono la vita arborea estendersi al loro essere. Il panismo alcionio è preannunciato nel Fuoco [romanzo di d’Annunzio pubblicato nel 1900]: «So per prova quale effetto benefico venga a noi dal comunicare intensamente con una cosa terrena. Bisogna che la nostra anima divenga, a quando a quando, simile all’amadriade per sentir circolare in sé la fresca energia dell’albero convivente». […] Giunta alla sua acme, il sentimento panico, la Pioggia, circolare melodia qual è, si chiude musicalmente con la ripresa di un’intera frase iniziale: E piove su i nostri volti | silvani…, che nel suono protrae lo stato di ebbrezza panica goduto nelle strofe precedenti".
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E' interessante il legame tra poesia e musica: esiste ad esempio un
carteggio tra D'Annunzio e Debussy

e puoi ascoltare di Debussy JARDINS SOUS LA PLUIE

Sono molti i siti dedicati a D'Annunzio:


http://www.gabrieledannunzio.net/index.htm

http://www.italica.rai.it/argomenti/grandi_narratori_900/speciale_dannunzio.htm


http://www.letteratura.it/dannunzio/index.htm


UN GIRO AL VITTORIALE....


Il decadentismo

Definizione del termine "decadentismo" e origine


Il termine «decadente» ebbe in origine senso negativo. Fu infatti rivolto polemicamente contro alcuni poeti che esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di valori del tempo, avvertendo, di là dall'ottimismo ufficiale e spesso ipocrita della società, il fallimento del sogno positivistico.
Ma quegli scrittori fecero della definizione una polemica insegna di lotta, in cui si gettavano, di fatto, i fondamenti d'una nuova visione del mondo e d'una nuova realtà. Essi ebbero  la coscienza di vivere un'età di trasformazioni e di trapasso, si sentirono insomma gli scrittori della crisi, e avvertirono che il loro compito non era quello di proporre nuove certezze, ma di approfondire i termini esistenziali di questa crisi sul piano conoscitivo.
MOVIMENTI LETTERARI LEGATI AL DECADENTISMO
Il Decadentismo è un fenomeno complesso, polivalente nella sua multiforme tematica, nei suoi esiti artistici, nei suoi valori e disvalori, pertanto non c'è, come nel Romanticismo o nel Naturalismo, una poetica che faccia da punto di riferimento comune al variare delle singole esperienze. Abbiamo piuttosto varie direzioni di ricerca, una proliferazione di poetiche, che possono in parte legarsi a due movimenti culturali della letteratura europea: il simbolismo e l'estetismo. Anche in Italia non è possibile ritrovare una corrente letteraria unificante, ma piuttosto poetiche individuali che si rifanno ai miti italiani: quella del «superuomo» in D'Annunzio, del «fanciullino» in Pascoli- Una reazione a questi miti, all'affermazione eroica dell'io, è rappresentata dalla poesia dei crepuscolari italiani che si rifanno ai temi del decadentismo francese.
Accomuna queste esperienze la ricerca di nuovi strumenti espressivi, il rigetto della cultura positivista e il rifiuto spesso aristocratico della società contemporanea in ciò che essa ha di abitudinario, di etica comune, di valori diffusi a livello di massa.
Riconducibile al decadentismo è anche il nascere delle avanguardie, cioè di movimenti che pur con grande diversità di poetiche, mirano alla sperimentazione di nuove tecniche espressive che, muovendo tutte da premesse irrazionalistiche, segnino una radicale frattura col passato e siano voce e testimonianza della consapevolezza della crisi. E' un'esplosione che dura suppergiù fino agli anni '30 e comprende le cosiddette "avanguardie storiche": il FUTURISMO, L'ESPRESSIONISMO, IL DADAISMO, IL SURREALISMO .

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Vedi anche la voce CREPUSCOLARISMO
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